Terra, luce, carne.

La fotografia, moderna incantatrice, incontra l’argilla, materia viva e arcaica, incontra la luce e l’ombra, entità intangibili, registra la materia vibrante del corpo, ne ripercorre le relazioni, scopre il tempo, la storia.

Ne deriva un’opera lenta e contemplativa, che induce l’occhio ad indugiare, a soffermarsi sulle linee e sui contrasti, ad accarezzare i pieni e i vuoti, al fine di ripercorre lo svolgersi del sottile gioco – a volte palese, a volte ambiguo – tra materia, luce e carne.

La fotografia interrogando con saggezza il presente diviene contemporanea del futuro.

Anche il lontano passato può essere visto come una risacca del futuro.

Questo lavoro ci racconta il mito della nascita della pittura così come attribuito a Erodoto, tramandataci dalla narrazione di Plinio il Vecchio nella sua Naturalis Historia, XXXV, 15 e 151, ci racconta del Golem, mito Ebraico e del folclore medievale.

La fantasia è ben altra cosa che fuga verso l’irreale, la si trova esplorando i sobborghi del reale.

Il fantastico dimora tra l’universo visibile e l’universo invisibile.

Talvolta i confini si spostano o si compenetrano, ed è lì che mi ha condotto la ricerca fotografica.

Gabriele Agostini