Leonilda Prato a piedi tra le alpi e il Mare

Leonilda Prato a piedi tra le Alpi e il Mare

Nata a Pamparato, un piccolo paese di montagna in provincia di Cuneo nel 1875, Leonilda Prato è figlia di una tessitrice e di un calzolaio.

Contro il parere di tutti, a 21 anni, sposa e decide di seguire l’uomo di cui si è innamorata; Leopoldo, suo compaesano, di buona famiglia, colto, bello e inquieto, che nella vita ha deciso di fare il musicista ambulante “pour faire de la musique sur rue”.

A piedi, per i sentieri e le strade del Piemonte, della Lombardia, della Svizzera e della Liguria a suonare (lui la fisarmonica lei la chitarra e il mandolino) e a cantare.

A piedi tra le Alpi e il Mare.

A casa appena in tempo di partorire, poi via di nuovo, quattro i figli allevati dalla nonna paterna e lo zio diacono.

Ma un giorno nel cantone svizzero del Vaud, Leonilda scopre la fotografia.

Impara, si procura l’attrezzatura e ne fa il suo mestiere: fotografa ambulante.

Durante la sua esistenza, che si concluderà alla fine degli Anni Cinquanta, in completa povertà, si sarà reinventata mille volte, mille volte sarà tornata e ripartita, e ancora altrettante avrà ricominciato da capo, con tenacia, intuito, immaginazione, coraggio, ma mai avrà smesso di fotografare.

Lo farà anche, ormai anziana, durante la Resistenza, documentando lo scempio nazista, scattando ai Partigiani, rischiando la propria vita senza mai farsi pagare, le foto per i loro documenti falsi.

Lo farà per la gente della sua terra, e grazie a lei, per la prima volta, ritratti entreranno nelle case dei più umili: sono scattati nelle aie, nei cortili, un telo damascato a far da fondale, scorci di corredo buono a contornare visi segnati dalla fatica. ( fig.1)

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Leonilda ha gli occhi giusti per riuscire a render loro la dignità fiaccata dalla durezza dell’esistenza, per scrutare vanità inconfessabili (fig.2), per raccontare ciò che le parole non bastano a dire. Leonilda ha sempre sfidato il destino, con esuberanza e sfacciata voglia di fare solo ciò che riteneva giusto, con grande fantasia, passione e allegria.

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Il materiale di cui oggi si dispone è stato donato dal nipote di Leonilda, Mauro Uberti, all’Istituto Storico della Resistenza di Cuneo. Il nipote ne era entrato in possesso ereditandolo alla morte della zia avvenuta nel 1958. Il materiale comprendeva centinaia e centinaia di lastre in vetro, stampe originali, negativi e due apparecchi fotografici di grande formato Folding Wiev Camera.

Dopo un esame e un parziale recupero delle lastre si procedette alla stampa per contatto dei negativi. Ne uscirono fuori 2.736 fotografie.

Le fotografie sono risultate essere di enorme interesse e di grande bellezza.

Un mondo scomparso riemergeva e veniva sottratto all’oblio; volti, pose, sguardi, contadini vestiti con l’abito buono (fig.3), piccoli notabili di paese (fig.4), militari in divisa (fig.5), giovani raccolti per le feste di leva, gruppi di vicini di casa (fig.6), anziane coppie, bambini (fig.7-fig.8) Pochi i paesaggi, la fotografia di Leonilda è essenzialmente un lavoro di ritratto, stampato su formato carte de visite, da tenere in vista, appesa al muro o appoggiata sul ripiano della credenza.

Volti anonimi che ci raccontano degli anni Dieci-Venti e Trenta del Novecento.

Immagini raccolte lungo strade polverose, all’interno di paesi miseri e sperduti, dove l’unica forma di partecipazione alla comunità nazionale si riduce solo all’indossare la divisa militare per andare in guerra. Intonaci sgretolati di cascine, tende sfrangiate, poveri riquadri di stoffa usati per allestire coreografie degne di essere fotografate. Tentativi di abbellimento del mondo dei vinti di sempre, di ogni epoca.

Immagini commoventi di una comunità senza nome ritratti nella loro austera compostezza. Una foto per rendere eterno e vero ogni evento che segna per sempre il destino di una vita; nascita, matrimonio e morte. Un centesimo a foto.

Strana vicenda quella di Leonilda.

Lei diventa fotografa quando Leopoldo si avvia lentamente e inesorabilmente alla cecità, contrappunto umoristico della vita; lei potenzierà e intensificherà il proprio sguardo per il tramite del mezzo fotografico (fig.9).

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“La verità non sta in un solo sogno ma in molti sogni.”  P.P. Pasolini

Gabriele Agostini

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